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DELEGAZI MEP 2

 

Il 15 ottobre 2018 si è aperta la XXV Sessione Nazionale del Model European Parliament a Bassano del Grappa, vivace cittadina ai piedi delle Alpi, che si snoda lungo il fiume Brenta, luogo di dolorose memorie legate al primo e al secondo conflitto mondiale.

E non è un caso che quest’anno, in cui ricorre il centenario della fine della guerra, proprio Bassano abbia ospitato le 29 scuole della Rete Nazionale MEP, con i 170 giovani delegati e i rispettivi chairs.

 

 Nella lectio magistralis, il prof. Marco Dani, docente di diritto pubblico comparato dell’Università di Trento, ha sottolineato che i parlamenti sono nati da sempre come luoghi della parola, per la loro vocazione al dialogo, perché non si voleva più il tuonare dei cannoni, ma far prevalere la ragione. Il principio parlamentare è stato un elemento fondante dell’Unione Europea, ma oggi è stato superato da altre istituzioni, legate al potere esecutivo, da organi tecnocratici come corti, banche centrali. I singoli governi cercano di accreditarsi direttamente, nelle decisioni da prendere, escludendo la dialettica parlamentare, occasione irrinunciabile del principio democratico. Con il tempo la stesura di trattati ha svilito la funzione dell’UE, stabilendo obiettivi rigidi per gli Stati, e lasciando a questi ultimi solo la scelta dei mezzi per raggiungerli. Questi errori hanno determinato un duplice atteggiamento: un radicale scetticismo verso l’Unione Europea da un lato, una posizione di difesa acritica e cieca delle istituzioni europee dall’altro.

Ma occorre prendere le distanze da queste due tifoserie: per essere europeisti non bisogna affermare che l’UE è perfetta, ma che è necessaria. Lo studio e la passione dei delegati possono essere importanti per discernere al riguardo.

 Ci si rende conto della forza di questo progetto dall’intensità delle relazioni interpersonali che è capace di generare. Nelle commissioni che si vengono a costituire i giovani scoprono l’alterità in un processo di autentico riconoscimento. Focalizzandosi sui temi della collettività, si comprende che l’altro, con la sua imprescindibile individualità, permette di crescere vicendevolmente. Impegnati su tematiche sociali, culturali, storiche ed economiche, coinvolti emotivamente in un dialogo che fa del rispetto, della tolleranza, del pluralismo i principi fondanti delle loro discussioni, i delegati hanno argomentato, hanno messo in comune idee, hanno progettato il futuro, sviluppando capacità ed abilità che consentono loro di sentire meno estranea ed incomprensibile la complessa realtà che li circonda. Il MEP è davvero un grande acceleratore di competenze, una grande “palestra” di democrazia, che permette a questi giovani cittadini di far parte della storia e di recuperare una profonda riflessione sulle radici dell’identità europea e sul valore inalienabile della pace che ha assicurato al nostro continente.

Non si può disconoscere che quella creatura che è l’Unione Europea si è trasformata in “Europa delle nazioni”, un agglomerato in cui a prevalere è la rappresentazione dei singoli Stati. Ma, proprio come antidoto alle correnti razziste e alle tendenze disgregatrici e sovraniste degli ultimi tempi, occorre affidare alle giovani generazioni l’impegno di sconfiggere posizioni di chiusura, divisione, intolleranza e indifferenza.

Quel Ponte Vecchio di Bassano, teatro di tragici eventi bellici, distrutto durante la guerra e ricostruito poi dai civili per rialzarsi e riappropriarsi di una terra che era stata loro strappata da uomini senza scrupoli è stato un monito per i delegati, un simbolo di come una nazione possa risorgere in nome di grandi ideali.