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Dal 2 al 5 giugno la compagnia teatrale del nostro liceo, guidata dal regista Alessandro Vezzani del centro teatrale MaMiMò, per il secondo anno consecutivo ha avuto l’onore di partecipare al 24° Festival internazionale del teatro classico dei giovani di Palazzolo Acreide (Siracusa).

La manifestazione, organizzata dall’INDA (Istituto Nazionale Dramma Antico), ospita ogni anno, nell’arco di un mese circa, un centinaio di spettacoli di ragazzi di scuole da ogni parte d’Italia e d’Europa.

Dopo l'esperienza dell'anno scorso con l’Antigone di Sofocle, è stata quest'anno la volta di Euripide, di cui i nostri ragazzi hanno messo in scena la Medea (in replica venerdì 8 al teatro “Novecento” di Cavriago).

La scelta coraggiosa (e - perché no? - un tantino ambiziosa) è stata coronata da un incredibile successo, suscitando l'entusiasmo degli organizzatori e del pubblico.

Hanno colpito l'attenzione di tutti non solo il lavoro di scavo nel testo, operato dai ragazzi e dal regista, ma soprattutto la capacità di coinvolgimento emotivo di questo spettacolo, che (complice la sapiente organizzazione corale della scena) ha trasformato il pubblico in parte attiva di un’esperienza rituale condivisa.

Complimenti vivissimi ai nostri ragazzi: Emilia Arisi, Maria Vittoria Battini, Elia Bonzani, Asia Botta, Anna Cicero, Michelangelo Coclite, Alessia Davoli, Susanna Debbi, Valentina Gilli, Alice Gualerzi, Silvia Monticelli, Francesco Nitrosi, Eleonora Pedrelli, Benedetta Pigoni, Lorenzo Ramacci, Francesca Rigon, Federica Spazian, Shantidas Valli.

Quella del teatro greco è un’emozione che non si può descrivere: coinvolge i sensi e l’animo in un groviglio di sentimenti che esplodono e ti tolgono il respiro; ti scaraventa in un mondo altro, che ti dà il capogiro ma finisci per scoprire familiare.

E non servono effetti speciali: basta la scenografia scarna di un teatro di provincia, in mezzo a cipressi secolari e sopra una necropoli millenaria, dove l’odore d’ombra, di resina e di fieno si mescolano al giallo delle ginestre. E di colpo non sei più tu o – forse – lo sei come non mai; nel religioso silenzio ti scopri parte di un’umanità nuda, dolente, offesa. Ma non più sola.

Provare per credere..

La docente accompagnatrice
prof.ssa Francesca Fontana