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Il silenzio, a volte, è più doloroso di qualsiasi dichiarazione, di qualunque verità. Il silenzio è quello che ha avvolto per oltre cinquant’anni la tragedia delle foibe, e l’esodo degli Italiani dall’Istria, da Fiume, dalla Dalmazia, costretti a fuggire dalla ferocia e dalla “pulizia etnica”, pagine tristi della nostra storia, mai completamente metabolizzate da una nazione che, per motivi complessi, ha preferito tacere e dimenticare.


Ma, dal 2004, il Parlamento italiano ha istituito la giornata del ricordo, che si celebra ogni anno il 10 febbraio, un giorno che non deve alimentare odi ma che deve riportare alla luce squarci di verità.La coabitazione fra Italiani e Slavi nella Venezia-Giulia e in Dalmazia era diventata difficile, dopo la Prima Guerra Mondiale, a seguito della questione fiumana e della politica di “italianizzazione” dell’area. L’attacco nazifascista alla Jugoslavia, avvenuto nel 1941, inasprì una situazione già tesa, tanto più che soldati tedeschi e italiani si abbandonarono a gravi violenze, attuando anche deportazioni in campi di concentramento.  Tra il 1944 e il 1945 i partigiani jugoslavi, capeggiati dal comunista Tito, in una sorta di resa dei conti con gli Italiani, cominciarono a prendere possesso di un territorio che, negli accordi di pace, sarebbe stato certamente conteso fra Italia e Jugoslavia. Per “de-italianizzare” queste zone venne messo in atto un aberrante programma di “pulizia etnica”. Circa 10.000 Italiani vennero deportati, uccisi a sangue freddo o gettati ancora vivi nelle spaccature naturali del terreno carsico chiamate “foibe”. Il disegno di genocidio fu condotto senza distinzioni politiche, razziali o di sesso ed età. Furono arrestati fascisti ed antifascisti (anche partigiani), cattolici ed ebrei, industriali ma anche agricoltori, vecchi, donne e bambini e soprattutto carabinieri, poliziotti e finanzieri.Con inaudita violenza le truppe titine si scatenarono contro coloro che avevano l’unica colpa di essere italiani o di aver dimostrato sentimenti di italianità.Rompere il silenzio su quei crimini di guerra è un modo per restituire a quelle vittime la dignità del ricordo.

“ […] l’orrore che non si può osservare                                                     

ma va aggirato nel buio                                                                          

con la coscienza sospesa                                                                         

e l’essere sotto chiave…. "                               

Emily Dickinson