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Orientamento2



Qui Valentina si è dedicata soprattutto a progetti di assistenza a comunità coinvolte e colpite da conflitti tribali; spesso il lavoro si è concretizzato nel fornire materiale per ricostruire case o ricomporre luoghi per nutrirsi, lavarsi, riposare, azioni sulle quali noi non ci soffermiamo, giudicandole scontate, banali, ma che per queste popolazioni rappresentano in alcuni casi il discrimine fra la vita o la morte. Insieme con colleghi di diversa formazione e provenienti da tutto il mondo si occupa anche di detenzione, monitorando la condizione dei detenuti in diversi  centri di detenzione (prigioni o centrali di polizia) per assicurare loro l'accesso ai servizi di base, al cibo, all'acqua, ai servizi igienici, in collaborazione con le autorità di polizia e giudiziarie locali.  Difficilissima la comunicazione, essendo triplice il passaggio linguistico: dall’inglese alla lingua locale ufficiale, ai vari dialetti. Valentina ci ha raccontato che alle volte, soprattutto nei centri abitati più lontani della capitale, i gruppi della Croce Rossa hanno presentato i loro progetti ai capi villaggio e alla popolazione, attraverso la rappresentazione teatrale e la danza, veicoli di comunicazione più diretti e trasversali. Per due ore Valentina ci ha condotto per mano nella comprensione del difficile compito a cui si dedica un operatore umanitario in una terra così difficile da capire, in un luogo che molti di noi incrociano raramente nei notiziari internazionali e che è difficilissimo da cogliere appieno nelle sue criticità e contraddizioni. “Papua Nuova Guinea” queste le parole di Valentina “..un posto che si fa fatica a collocare su una cartina geografica, ma ancor di più che difficilmente si colloca in una comune mappa di riferimenti mentali, politici, sociali, culturali. Lo spaesamento è totale, enormemente più profondo rispetto all’Africa o all’Oriente. Papua Nuova Guinea è agli antipodi del mondo, del nostro mondo. Non solo per il fuso orario o per la difficoltà concreta di raggiungerla, ma soprattutto perché è bellissima, di una bellezza primitiva e selvaggia, ma insieme estremamente crudele. Una terra in cui la pioggia è una compagna quotidiana e dove tutto si ricopre di fango: i vestiti, le scarpe, le case, le automobili, la verdura sui banchi del mercato.  É una terra di gente dura, di volti i cui tratti incisivi sembrano recare la traccia della durezza del vivere e della fatica di ogni giorno, come se fossero scavati nella roccia. Una terra di scontri tribali, di violenza, di leggi claniche, di capanne di fango, di cannibalismo e stregoneria, di machete e archi e frecce che trovi nelle mani della gente quotidianamente, e non appesi sopra un camino come feticci di epoche passate. Oltre l’esotismo delle leggende c’è però tanta verità nascosta dietro questa terra faticosa, in cui il cibo è fatica, in cui la vita stessa è fatica. E i volti parlano. Parlano i volti dei colleghi, dei guardiani di casa, delle donne delle pulizie, delle persone che si incontrano in supermercati dagli scaffali sporchi e polverosi, dove tutto arriva importato dall’Australia. Volti che nonostante la durezza della vita, sanno aprirsi in sorrisi dolcissimi, in voci melodiose, in sguardi caldi e accoglienti. Volti che chiedono attenzione, la nostra attenzione, volti che non riesci a dimenticare.” Valentina ha poi raccontato ai ragazzi di classe V come è giunta alla sua decisione professionale e di vita. Ha conseguito una laurea triennale e magistrale in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso l’università di Trieste, sede di Gorizia. Ha svolto un anno di servizio civile in Madagascar con l’ong  reggiana RTM- Reggio Terzo Mondo lavorando su un progetto di sostegno alimentare e scolastico per minori vulnerabili e lavoratori nella capitale Antanarivo e ha poi intrapreso un Servizio Volontario Europeo in Tanzania con l’Ong italiana CVM- comunità volontari per il mondo- lavorando con un’associazione locale su un progetto di promozione dei diritti femminili e lotta alla violenza di genere, diritto allo studio e promozione socio-economica delle giovani donne. Rientrata in Italia, ha lavorato per il CeIS - Centro di solidarietà di Reggio Emilia- occupandosi di un progetto di inserimento sociale e lavorativo per giovani immigrati. In seguito, ha lavorato per differenti agenzie delle Nazioni Unite: in Etiopia con UN Women occupandosi del miglioramento e promozione del ruolo delle donne nelle situazioni di conflitti e post conflitto e in Repubblica Democratica del Congo con UNICEF occupandosi di educazione e prevenzione dei rischi legati ai resti esplosivi di guerra e di lotta contro le violenze sessuali in situazione di conflitto e urgenza. Fino all’Estate 2017 Valentina ha poi lavorato in Nord Kivu, Congo, per l’ong americana Mercy Corps occupandosi dell’integrazione e promozione dei bisogni e dei diritti delle donne in diversi programmi di sviluppo economico locale, assistenza alimentare, accesso all’acqua e ai servizi igienici e in programmi di assistenza per rifugiati interni. Accanto alle esperienze nella cooperazione internazionale, si è poi occupata di tematiche inerenti il diritto e la giustizia internazionale, concentrandosi specialmente sui processi di riconciliazione e giustizia riparativa, con particolare riferimento al contesto africano. La sua tesi di laurea magistrale sul processo di riconciliazione in Ruanda, seguita da ulteriori ricerche sul campo, è diventata un libro: Le cicatrici del Ruanda. Una faticosa riconciliazione (Emi 2012), in cui analizza i diversi strumenti e approcci giuridici utilizzati, cercando di metterne in luce forze e debolezze e concentrandosi sul confronto tra giustizia punitiva, riparativa e tradizionale..

Le difficoltà in questo lavoro sono state molte, non  solo di carattere relazionale o emotivo e certo le rinunce sono state e sono numerose e “scomode”, anche di tipo personale: si rinuncia alla frequentazione delle amicizie consolidate,al tempo con i propri famigliari, alle tante opportunità che diamo per scontate, ma anche al cibo o all’acqua o al riposo regolare. Ma alla fine, è proprio la certezza che non possiamo “esserci” per sempre e che tutto ciò che contribuiamo a cambiare cambia anche l’essenza dell’essere umano, ad aver rappresentato e a rappresentare ancora il sogno realizzato quotidianamente del difficilissimo ma ricchissimo lavoro che la nostra Valentina ha scelto di svolgere. Un grazie a Valentina per aver condiviso tutto questo con noi.Per visitare il suo blog :  www.rivalutandoleminevaganti.blogspot.it